Note Biografiche
Sono un giovane autore di Bologna, ho
pubblicato:
“Impercettibili condensazioni sentimentali”,
Giraldi editore, romanzo, 2008;
“Dopo il silenzio”, Arduino Sacco
editore, romanzo, 2009;
“La principessa che dice le bugie”,
Giraldi editore, fiaba illustrata, 2009.
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Ancora domani
di Fabio Ognibene
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Ancora domani

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ISBN
978-88-6300-013-9
Euro 12,00 - Pag. 140
1a edizione
marzo 2010
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Prefazione
di Giulia Carmen Fasolo
Il personaggio principale di questo romanzo racchiude in sé due
registri dicotomici dell’essere
umano: la straordinaria bellezza e
la quotidiana mediocrità dell’attesa
di una forma da dare alla propria
vita. È l’insieme delle manie, delle
consuetudini dei gesti,
dell’assonanza dei pensieri, della
definizione faticosa delle relazioni
che popola questo romanzo.
È come se conoscere il reale nome del protagonista principale non
rappresentasse una necessità, non
avesse poi tutta questa importanza.
Anche il lettore, ad un certo punto,
così invaso dalle pieghe delle
pagine e dagli intrecci relazionali,
dimentica di chiedere allo
scrittore: “Ehi, ma come si
chiama il tuo personaggio?”. Né
interessa sapere l’indirizzo,
l’abitazione, il colore dei maglioni
o dei calzini.
Avrà pure trentacinque anni, sarà pure un ex collega della
quarantenne Greta, ma non ci
importano questi dettagli anagrafici
del personaggio e degli abitanti
della sua vita.
Interessano di più le sue mani, il
suo modo di essere “un pazzo tra i
pazzi”, un essere come ne esistono
tanti al mondo, moltiplicati per
quante facce siamo e per
quanti rapporti indossiamo.
Il Prode, così soprannominato, è un personaggio che circumnaviga
attorno a donne e a uomini, a
desideri che pensa di conoscere, ma
che non acciuffa mai. Non per
distrazione, né per mancanza di
desiderio. Ma per quello strano
destino che viene racchiuso nei
tipici passaggi degli “sliding
doors” della nostra vita (…e se
non avesse lasciato così facilmente
Alice? Se avesse insistito, quella
sera, di fronte a quel portone
chiuso in faccia?).
A tratti, quasi ad intervallare le storie con gli altri, sbuca
fuori l’attesa dello squillo del
telefonino. Ma Alice non chiama,
probabilmente lo farà una mattina
qualunque o probabilmente mai. Alice
è una donna che sembra esistere solo
nelle maglie delle attese quotidiane
del personaggio. Un’idea che non
assumerà mai, neppure alla fine, una
forma, se non in una chiamata
reciprocamente mai risposta. Un’idea
che è in realtà attesa di qualsiasi
cosa possa divenire concretezza di
vita, condensazione di desiderio,
solidità di un’emozione.
Prode è un eterno sognatore, è un eterno infelice, è un eterno
giocatore di danze, di incontri, di
amici, di sigarette, di rifugi da
Magda la prostituta che non chiede
niente di più di quello che lui è in
grado di offrire. Lui è talmente
bravo a stare in silenzio o ad
andare via quando gli viene chiesto,
che il suo atteggiamento sembra
quasi la risposta ad una imposizione
interna che gli ordina la ritirata
quando lo spazio è stretto o è
troppo grande per lui, che non è in
grado di gestirlo.
Tutti sembrano avere una identità definita in questo romanzo,
addirittura anche la radio per la
quale vengono stabiliti un orario e
un taglio. Tutti, tranne lui stesso.
Possiede una casa strana, con mobili strani, con stanze strane, e
ospita Greta, un’inquilina
quarantenne che si prende cura ci
lui come farebbe una madre.
Greta ed Eva si amano anche se per età ed esigenze diverse, di
fronte ad un uomo che in realtà non
ha per davvero l’ossessione del puro
e il terrore di ritrovarle nel suo
letto a fare l’amore; ha
semplicemente paura di
imbattersi nel loro amore e nella
concretezza carnale, per non
ritrovare il suo niente, la sua non
concretezza, la sua virilità non
completa.
Ed è tipica del profilo della sua personalità la reazione che ha di
fronte alle domande incessanti della
psicologa Melissa che, forse presa
dai fumi e dall’alcol, è finalmente
intenzionata a concedere il suo
corpo e il suo sesso. Lui cosa fa di
fronte alle domande-accuse della
donna? Scappa sotto il tavolo. Dove
lei ben presto lo raggiunge,
sbattendogli in faccia la sua
precaria realtà di uomo, urinandogli
addosso una necessità di
liberazione.
Lui sembra in fuga, ed assume forme
così particolarmente umane che ci
sorprende di colpo il suo
assomigliarci, come se lui fosse il
nostro specchio e noi il suo. La sua
fuga non è motivata da qualcosa di
definito, è come se fuggisse da una
vita che è allo stesso tempo
monotona e caotica, una vita che non
gli dà il tempo di mettere in ordine
o di fare una telefonata, o di amare
o di concretizzare i suoi bisogni
primari di vita e di morte.
È un bellissimo romanzo, questo dello scrittore Fabio Ognibene.
Così bravo a tagliare perfettamente
il profilo personologico di ogni
essere che si dipana in queste
pagine, che non smetteremmo mai di
rileggerlo. Anche il linguaggio fa
sì che ciascuno dimentichi che in
realtà si tratta di una storia di
fantasia. I personaggi che animano
queste pagine di 148mm per 210mm
potrebbero essere i nostri vicini di
casa o i tizi che stanno seduti
accanto al nostro tavolo al bar,
talmente tanto sono reali e
assomiglianti a chi conosciamo.
Ognibene è così bravo a disegnare la
quotidianità, che l’unico modo per
leggere questo romanzo è iniziare e
finirlo subito, come fosse una
giornata da vivere, una mattina da
attendere o una telefonata da
desiderare. E quando è finito, si
cercano ancora pagine.
Ti chiedi che fine farà Prode, ti chiedi se mai anche tu
incontrerai una Elena capace di
farti fare pazzie, che ti chiama “mezzasega”,
ma sceglie te in mezzo a tanti
altri.
Pensare che per poco più di 130
pagine si parla del Prode e di tutti
quelli che si aggirano, in un modo o
in un altro, attorno alla sua vita e
di colpo vedere che questa vita, che
prima sembrava di non riuscire a
trovare una sorpresa o un’impennata,
recupera un nuovo inizio in Elena, è
straordinario. Quasi poetico.
Siamo tutti alla ricerca, nella nostra quotidianità, di qualcuno
che non sia uguale a prototipi di
false certezze, che ci faccia porre
dei dubbi sì, ma che sia in grado di
farci saltare gli ostacoli senza
scappare a largo. Qualcuno che
decida di sceglierci nonostante le
nostre debolezze, non solo per
quello che siamo, ma anche per
quello che non siamo.
Greta, Eva, Melissa, Lucrezia, Sante, e tutti gli altri personaggi,
in qualche modo sono lì per riempire
qualche cosa nella vita del
protagonista principale, qualcosa
che anche a noi manca. La tenerezza
nella tazza di una tisana è la
stessa che racchiude il tentativo da
parte di Greta di non far morire
Prode accartocciato al suo cappio
quotidiano in cucina.
Infine, è bella l’immagine della radiografia, in grado di non
rintracciare nei nostri seminterrati
somatici l’anima, anche se tutti
sappiamo che in realtà c’è.
Ritrovarla, forse sarebbe
spaventoso, ci farebbe piombare in
pellicole di domande continue.
Diventerebbe tutto dubbio,
incessante dubbio. Così, meglio una
macchia nera nei polmoni, qualsiasi
cosa sia va bene, basta che non sia
definita anima.
Si ha coscienza che la confusione non esiste per generare altra
confusione, ma per dimostrare ciò
che è da ciò che non è. Per definire
in maniera umana, semplice, ma non
banale, quei confini che ci
permettono di capire chi siamo, e
poi chi non siamo. La straordinaria
capacità di un trentacinquenne di
fare prima il professore
universitario, poi di fare
l’operatore socio-sanitario, poi di
fare il redattore di una radio e poi
forse più niente, ci impone la
necessità di badare prima a ciò che
vogliamo noi per la nostra vita, per
essere sicuri di cosa possono volere
gli altri da noi.
Si assembla la vita in una casa, in
un locale, in un bar, in una Casa di
Accoglienza, nella confusione
dell’amore eterosessuale e
omosessuale, nella consapevolezza
che una chiamata non arriverà mai,
nella costante costruzione di
qualcosa che semplicemente non c’è.
Si legge in fretta, anche se, arrivati alle ultime pagine, si
tarda, si rallenta, per sorseggiare
bene il finale. Il linguaggio è
quotidiano, è parlato, è comunicato,
è nostro. Fabio Ognibene non è alla
sua prima pubblicazione, ma è uno
scrittore giovane e dalla penna
chiaramente brillante. È un talento
in grado di dare vita ad una storia
rendendola vita quotidiana.
Ancora
domani
Fabio Ognibene
Edizioni Smasher - 12,00 euro
1a edizione marzo 2010
ISBN 978-88-6300-013-9 |