Breve Biografia
Antonella Taravella nasce a Verona il 2 marzo
1977, dove tutt'ora vive
e lavora come cuoca. Inizia a scrivere nel mese
di maggio del 2006 nel suo attuale blog come
fosse una sorta di diario d'emozioni
(http://never-tear-us-apart.splinder.com).
Pian piano migliora molto il
suo imprimere emozioni, fino a pubblicare le sue
parole in molti
multiblog. E' pubblicata in tre antologie della
casa Editrice Giulio
Perrone con i seguenti testi:
- Notte Finta scritta a 4 mani con
Giovanni Berardinelli, per
l'antologia La Notte (Ed. Giulio Perrone
Editore, 2008)
- Screpolati Polsi per l'antologia Il
Desiderio (Ed. Giulio Perrone
Editore, 2009)
- Inverso per l'antologia del concorso
letterario Pensieri D'inchiostro
(Ed. Giulio Perrone Editore, 2009).
Varie sue poesie sono state pubblicate nelle
antologie dei multiblog, sempre di splinder,
dove scrive.
Cinque i concorsi a cui partecipa:
- L'attesa, bandito dall'Associazione
Culturale “RossoVenexiano”,
2008.
- Volobliquo, indetto dall'omonimo
multiblog classificandosi tra i primi
quattro finalisti.
- Donna... sulle tracce di Eva, ed. 2009,
indetto dall'Associazione
Culturale “Il Faro” e “Viavai” classificandosi
finalista.
- Premio Lorenzo Montano, arrivando alla
selezione finale, con opera inedita inserita
nell'antologia della Rivista Letteraria Anterem,
2009.
- Premio Pensieri d'inchiostro, indetto
dalla casa editrice Giulio Perrone, selezionata
per l'antologia finale, ed. 2009.
Unica silloge pubblicata Gravida è la notte
(Ed. Lulu 2008).
|
|
Vertigini
scomposte
di Antonella Taravella
|
|

|
Vertigini scomposte

50% di sconto

Acquista il libro |
|
ISBN
978-88-6300-008-5
Euro 8,00 - Pag. 98
1a edizione novembre 2009
|
Diurno e notturno
di Alessandro Assiri
Uno scontro con la relazione questa
raccolta di Antonella Taravella, un
conflitto tra il desiderare e
l'ottenere. La proiezione di un
vissuto che si arricchisce di odori
e sapori man mano che il verso
procede, strappa, recide. La poesia
dovrebbe sempre essere l'oltre della
narrazione, ma la narrazione ha un
luogo e una tempistica che qui sono
completamente assenti; solo diurno e
notturno gli istanti di Antonella,
oscurità e luce come unici attimi
dell'anima e della voce.
Esporsi alla parola vuol dire
esporsi all'altro: è questo il gioco
dell'eros che Antonella ci propone.
Con un apparente vocabolario erotico
che condensa emozioni e significati,
ricrea il suo mondo
cercando con forza di trattenerlo a
sé. Una raccolta, a mio avviso, che
dà il meglio nei versi corti che
risultano più infetti, più
sanguinanti, più sporchi,
dimostrando di sapere che - affinché
le preghiere arrivino - bisogna
urlarle forte.
* * * * *
*
Prefazione a Vertigini
Scomposte di Dario Rizzo
In un panorama assai eterogeneo come
quello poetico odierno, dilaniato
tra soluzioni deliranti o futuriste
sempre meno sperimentali - e ancor
meno convincenti, classicismi
prenovecenteschi in cui si trova
spazio per rime, metriche
costrittive, lessemi arcaici e
dismessi, e prose che di poetico
hanno solo l'intenzione e la
spezzatura del rigo - le più
frequenti - credute poesie per il
solo fatto che tentano di salvare
quel ‘diario dell'anima' caro a
molti, rara è l'opportunità di
imbattersi in una scrittura che sia
al tempo stesso d'effetto e di
qualità, che provi ad andare oltre
un ruvido gioco narcisistico. La
silloge d'esordio della trentaduenne
poetessa Antonella
Taravella presenta fin dalla prima
lettura il carattere proprio di un
lavoro maturo, consapevole, e
internamente coerente, sia per
scelte formali sia per contenuti,
qualora si voglia accettare la
divisibilità dei due aspetti a solo
scopo di semplificazione. Come primo
passo sul cammino del Parnaso, è
certamente un passo autorevole, ben
augurante, che non dissimula il
desiderio di migliorarsi
incessantemente, per proporre
un'idea chiara nelle sue
sfaccettature piuttosto che la
solita giustapposizione all'acqua di
rose di idee eventualmente valide.
Il titolo, Vertigini scomposte, è
già un esempio dell'analisi che
l'autrice è in grado di compiere
sulle sue scelte di poetica e sulla
natura delle suggestioni che animano
la sua opera. Quali sono,
dunque, le sue scelte? Le poesie si
avvalgono di un lessico certamente
moderno, ma non per questo asservito
alla quotidianità. La ricercatezza
porta anzi ad un presa costantemente
salda sul testo, a volte si
avviluppa su se stessa, e si produce
in soluzioni volutamente dense,
vivide, barocche, graffianti,
indubbiamente originali. A prova di
tale attitudine si legge ad esempio
in Nôtredame qui riportata
integralmente:
[Grigio dissodato
frammento di preghiera
incastrata sulla lingua
-lembo spiegazzato di vesti
lacereonda
arroccata sulle pupille
a rovesciarsi ventre
-salmoidando negazioni
in fregi scolpiti nella
memoriaviolentemente
mi penetra
questo sussulto liturgico
-sanguigno dilemma
nel vetro istoriatoe
non c'è pace che poggia
su quest'esicasmo notturno]
Il tutto perseguendo l'obiettivo
dichiarato: scomporre una vertigine,
frazionare in ogni parte degna di
menzione una sequenza di emozioni
laceranti che non concede fiato,
evocando i timori, le sofferenze, le
conseguenze dell'abisso in cui la
psiche è sovente ad un passo dallo
scivolare.
Le sequenze della vertigine
trascorrono veloci, ma nonostante
l'inclinazione sintetica faccia
pensare all'ermetismo, non troviamo
l'intenzione di dire nascondendo:
l'immagine vuole prendere vita,
forma, il prodotto della mente non è
un'astrazione sterile, ma un
concetto con voce, labbra, ossa.
L'intenzione di rivelare è
confermata dalla presenza nel testo
di una chiave di lettura poco
equivocabile, ad esempio un distico
in chiusura, come abbiamo visto. A
tratti troviamo delle connotazioni
quasi nella forma di un ‘resoconto':
Grani di stupore
scorrono lenti sulle nocche
rovesciandosi sulle vermiglie unghie
Il vero organismo vivente non è
quindi un teatro su cui si muove,
distaccata e partecipe, la
riflessione, ma la riflessione
stessa di cui esso teatro è un
parto, una proiezione che chiede con
forza di mostrarsi. I cosiddetti
corpo e mente, come il lettore potrà
facilmente notare attraversando le
pagine, sono un unicum indistinto:
La lingua è il percorso inverso
che fanno le tue parole,
un saziarsi i polsi
-di quella fame che canta
sugli zigomi e sui davanzali
sporchi-
L'evocazione, appunto, si condensa.
Il risultato è un ricorso alla
sinestesia (le mani gracidano;
l'urlo distolico), alla sineddoche
(bocche adultere), e ad evoluzioni
analogiche che ricordano molto da
vicino la pittura cubista e
surrealista. Il ritmo è spesso
singhiozzante, la metrica non può
essere soggiogata dalle regole, deve
vestire un ruolo estemporaneo.
Troviamo, inevitabilmente, il verso
libero, con versi minimi o
ipermetri, a volte raccolti in
strofe di pari numero di versi,
attorno a nuclei concettuali.
Naturalmente il verso libero pone lo
scrittore di fronte all'immenso
inquietante delle possibilità, e qui
si avverte una mano molto attenta ed
esercitata, conscia del rischio di
strafare. L'uso sapiente del verso
libero rende quasi privo di
discrasia il passaggio alle brevi
prose poetiche incluse nell'opera,
che costituiscono una sorta di
interludio anche sul piano tematico.
Paradossalmente, al disagio
interiore fanno aggio anche i
passaggi più musicali, mediante
adozioni fuggitive di versi con
accenti canonici e allitterazioni
(cieca ti cerco nel fango / tattile
prova di vizi; Portando parole
rapprese), quando non vere e proprie
paronomasie (correnti coerenti;
Nervi in caverne). La sintassi e il
periodo riflettono questa
frammentazione e spesso eludono il
rigore grammaticale, per
assomigliare al subbuglio interiore
in cui ogni cosa richiama le altre
secondo processi che solo in parte
appartengono alla logica comune. La
punteggiatura scompare lasciando al
lettore la costruzione libera (ma
guidata) della
frase. Gli accostamenti di immagine
che stridono, che spiazzano, al
tempo stesso esprimono, e lo fanno
secondo una loro propria forma. Vi
sono diversi temi trattati, l'amore
in primis nella sua fatuità (parole
precoci all'addio), nello iato fra
immaginazione e realtà, e nel senso
di assenza che ne consegue, con un
occhio attento ai suoi aspetti
rituali, accettati a volte anche se
illusori per cogliere da questo
sentire ogni briciola, con uno
spirito di intenso attaccamento alla
vita. Le sofferenze lasciano
un'impronta che non risparmia il
resto della visione del mondo, così
l'estate:
è solo fangosa inquietudine
d'arrestare nel sole in disgelo
L'universo intimo per l'autrice è
tangibile quindi, ma ricco di
inganni, contraddizioni,
autolesionismi, cambiamenti
repentini o fissazioni immutabili...
fragilità e ferite che necessitano
di essere mostrate. Non a caso, il
palcoscenico prediletto ha uno
sfondo notturno; analogamente, si
potrebbe dire che l'opera fa luce
sul confine dell'indicibile e
sull'oscuro dell'animo. E dubito che
ognuno di noi non possa riflettersi
in questa condizione esistenziale
che, partendo dal mal du vivre,
dallo spleen di un'esperienza
personale come quella di Orologi
stantii, finisce con l'abbracciare
in modo lucido e spietato - il solo
possibile per garantire una
comunicazione onesta che deve
restare tale - uno stato
dell'essere, a ben vedere,
universale. Poco importa se non
sembra esserci che qualche istante
di riscatto dall'effetto persino
controproducente: sono momenti di
vita da assaporare. Attraverso la
poesia di Antonella Taravella si
incontra una porta
sull'inconscio, che può essere
facilmente aperta da chiunque
conosca l'aneddoto della vita vista
come pendolo fra noia e dolore, o
abbia il coraggio di affrontarla in
ogni sua più profonda e taciuta
manifestazione.
Vertigini Scomposte
Antonella Taravella
Edizioni Smasher, 8 euro.
1a edizione novembre 2009
ISBN 978-88-6300-008-5
|